Parlando di polenta

Fu Cristoforo Colombo che nel 1492 per primo segnalò l'esistenza di pannocchie di mahiz che gli indigeni dell'isola Hispaniola utilizzavano, bollite o cotte sul fuoco. Nel XVI secolo il mais giunse in Europa, con il nome di grano turco ("turco" stava a significare "straniero");
 la sua coltivazione si diffuse ben presto , poiché aveva una resa molto superiore a quella del frumento e degli altri cereali in uso a quell'epoca.

Anche nella Pianura Padana e nel Polesine si iniziò a coltivarlo: divenne un cibo per i poveri, anche se non era ancora nata la polenta. Un famoso poeta scrisse: "seminasi nel mese d'aprile e raccogliesi mat
 uro il mese di luglio nei luoghi caldi, di modo che alle volte il medesimo anno due volte si semina, e si raccoglie, come io so essere stato fatto in più luoghi d'Italia. Fanno i villani della farina non solamente pane, anche al polenta, del che vivono il verno. Penstanlo anchora e sguschanlo, e lo cuociono nei brodi della carne come si fa con il riso e con l'orzo, e lo mangiano nelle minestre".
E' opinione comune che il mais sia originario dell'America centro-meridionale: scavi compiuti in Messico hanno riportato alla luce residui di questa pianta risalenti a 7000-8000 anni fa e c'è addirittura chi fa risalire la sua origine a un periodo precedente l'ultima era gliaciale.

Il mais risulta essere una sorta di pianta miracolosa: cresce rapidamente e i suoi chicchi, ancor prima di essere maturi, sono già commestibili. Sono inoltre indubbi i vantgaggi della sua coltivazione: non richiede annualmente che una cinquantina di giornate lavortive, una giornata su setto o otto, secondo la stagione.